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"Dai grandi eventi fino alle Academy, investiamo sui giovani per il futuro". L'intervista a Il Messaggero dell'AD Diego Nepi Molineris

Formazione, lavoro e nuove opportunità per i giovani. Su Il Messaggero l’AD di Sport e Salute Diego Nepi Molineris ha parlato della Scuola dello Sport di Sport e Salute, uno degli asset della società punto di riferimento per la formazione e l'inserimento professionale.

Di seguito l'intervista rilasciata

La Scuola dello Sport di Sport e Salute è diventata un punto di riferimento per la formazione e l'inserimento professionale. Qual è il suo valore strategico?

"È una delle eccellenze di cui siamo più orgogliosi, un unicum. La nostra missione è formare giovani, valorizzarne i talenti e accompagnarli concretamente nel mondo del lavoro. Non ci limitiamo a offrire formazione: costruiamo opportunità. Vogliamo che i giovani possano trovare nello sport una prospettiva professionale, un percorso di crescita e la possibilità di realizzare le proprie ambizioni. È un investimento sulle persone e sul futuro dello sport italiano. I numeri ne sono la conferma: nel solo 2026 abbiamo realizzato 156 attività formative, coinvolgendo circa 20.000 partecipanti. Nell’ultimo triennio, le attività sono state oltre 400, con più di 70.000 partecipanti complessivi”.

Molti giovani formati dalla Scuola sono già al lavoro nei grandi eventi sportivi e nei progetti di Sport e Salute?

"È la dimostrazione più concreta dei risultati del nostro impegno. Giovani laureati e qualificati sono già coinvolti in tanti grandi appuntamenti sportivi: dagli Internazionali BNL d’Italia all’America’s Cup e non solo. Parliamo di ingegneri, architetti, manager, esperti di comunicazione e innovazione. Altri lavorano negli spazi Sport Illumina come tutor, promuovendo la partecipazione sportiva. Sono percorsi che dimostrano come la formazione possa tradursi in occupazione reale. Un ruolo importante è svolto anche dal Sistema Nazionale di Qualifiche degli Operatori Sportivi (SNAQ), che contribuisce a definire standard formativi e livelli di competenza per gli operatori del settore. Investire nella formazione dei tecnici significa migliorare la qualità dell’insegnamento sportivo”.

La Scuola dello Sport opera anche in una dimensione più ampia, che coinvolge università, territori e politiche pubbliche?

"La nostra forza è unire una visione nazionale alla capacità di intervenire sui territori. Sport e Salute è il riferimento per la formazione sportiva a livello centrale e territoriale. Le collaborazioni con le grandi università italiane ci permettono di integrare sapere accademico, ricerca e applicazione pratica, costruendo percorsi sempre più qualificati. In linea con gli indirizzi del governo, lavoriamo per fare dello sport una leva strategica di crescita, occupazione, inclusione e sviluppo”.

Quanto conta lo sport nella lotta alla dispersione scolastica e all’abbandono della pratica sportiva?

"Conta moltissimo. Attraverso iniziative congiunte con il MIM e il Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, lavoriamo per contrastare il drop-out sportivo e contribuire a ridurre la dispersione scolastica. L’esempio di Caivano ne è la dimostrazione concreta. Lo sport educa, crea relazioni, rafforza l’autostima e restituisce motivazione e senso di appartenenza anche a chi rischia di rimanere indietro”.

Come continuerà a evolversi la Scuola dello Sport nei prossimi anni?

"Vogliamo rafforzarne ulteriormente il ruolo, ampliando le opportunità di formazione e di inserimento lavorativo e consolidando il dialogo con università, federazioni, istituzioni e territori. La Scuola dello Sport ha l’obiettivo di formare i manager del futuro: figure capaci di interpretare i cambiamenti, intercettare le nuove tendenze e anticipare le evoluzioni del settore, in uno scenario in continua trasformazione. Vogliamo creare delle vere e proprie Academy, facendone un motore di innovazione e di crescita per l’intero sistema sportivo”.

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