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Sport in estate? Si può fare, rispettando alcune semplici regole (quelle indicate dall'OMS)

Le alte temperature registrate negli ultimi anni nella stagione estiva rischiano di trasformarsi nel più grande acceleratore di sedentarietà della storia moderna. Un corposo studio pubblicato recentemente sulla prestigiosa rivista internazionale The Lancet Global Health ha lanciato l’allarme, rivelando che ogni mese aggiuntivo con una temperatura media superiore ai 27,8°C rischia di provocare un aumento immediato dell'inattività fisica dell'1,5% su scala planetaria.

Nei Paesi a basso e medio reddito, questa quota di popolazione potrebbe raggiungere addirittura l'1,85%.

Secondo le proiezioni dei ricercatori, se le temperature continueranno a salire con questo ritmo, entro il 2050 il caldo estremo renderà l'attività all'aperto così proibitiva da causare diffusi problemi di salute, principalmente legati all'insorgenza di patologie cardiovascolari, diabete e disturbi metabolici da immobilità.

Ma si può praticare sport nella stagione estiva, quando le temperature salgono? Sì, rispettando però alcune semplici e pratiche indicazioni. Come quelle dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) contenute nei piani d'azione aggiornati per la salute e il caldo estivo (Heat–Health Action Plans) e nella campagna #KeepCool promossa dall'ufficio regionale europeo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO/Europe), in cui vengono fornite le raccomandazioni sui corretti comportamenti per svolgere l'attività fisica in questo periodo dell’anno.

L'OMS raccomanda innanzitutto di evitare qualsiasi esercizio fisico intenso e faticoso durante le ore di picco termico della giornata.

Sul fronte della sicurezza attiva, l'Organizzazione internazionale consiglia di monitorare costantemente i parametri biologici: qualora l'esercizio in ambiente caldo provochi un aumento incontrollato del battito cardiaco, mancanza di respiro, stordimento o debolezza, l'attività va interrotta immediatamente trasferendo il soggetto in un luogo fresco e all'ombra.

Nei contesti di gruppo o scolastici, l'OMS impone inoltre l'istituzione di pause obbligatorie per l'acqua ogni 30–60 minuti, prediligendo piccoli sorsi frequenti ed escludendo categoricamente bevande zuccherate, alcoliche o contenenti caffeina, le quali accelerano i processi di disidratazione anziché contrastarli. Il cooling break grazie alle competizioni sportive è ormai entrato nel lessico comune. Le pause di raffreddamento riducono drasticamente lo stress termico a cui è sottoposto il muscolo cardiaco. Gli esperti sottolineano che l'idratazione durante queste pause deve essere preventiva: attendere lo stimolo della sete è un errore comune, poiché la sete è già il segnale biologico di una disidratazione in corso.

Oltre all'acqua è consigliabile consumare soluzioni ipotoniche contenenti sali minerali (in particolare potassio e magnesio) per reintegrare gli elettroliti persi con la sudorazione abbondante.

Infine, la gestione dello sforzo deve essere flessibile: quando il termometro sale, è necessario ridurre l'intensità e la durata complessiva della sessione, ascoltando i segnali del proprio corpo e accettando che le prestazioni fisiche massime saranno inevitabilmente inferiori rispetto alle giornate fresche.

A livello pratico, i medici dello sport suggeriscono ulteriori accorgimenti per chi desidera allenarsi ad alte temperature senza correre rischi. Prima di tutto, l'abbigliamento gioca un ruolo cruciale: è fondamentale indossare tessuti tecnici, leggeri, traspiranti e di colori chiari, che riflettono i raggi solari e facilitano l'evaporazione del sudore, evitando materiali come il cotone che tendono a trattenere l'umidità appesantendo il corpo. È altrettanto importante applicare sempre una crema solare ad alta protezione e indossare un cappellino ventilato per proteggere il capo dall'irraggiamento diretto.

In poche parole, lo sport ad alte temperature si può fare, ma rispettando alcune semplici regole che possono salvarci la vita e consentirci di continuare a stare in forma.

Lo studio

Le linee guida dell'OMS

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