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Sport e rifugiati: lo strumento che trasforma emergenza in inclusione

Anno di pubblicazione: 

2026

Autore: 

Sport for Refugees Coalition (SfRC)

Tematiche: 

Salute e prevenzione Sistema sportivo Ceti fragili Impatto sociale Stili di vita Diversità e Inclusione

Nel contesto globale delle migrazioni forzate, lo sport emerge come uno strumento strategico per promuovere salute, inclusione e coesione sociale. Il lavoro della Sport for Refugees Coalition evidenzia come l’attività sportiva possa contribuire concretamente al benessere psicofisico dei rifugiati e alla costruzione di comunità resilienti, offrendo indicazioni operative per il sistema sportivo e le politiche pubbliche.

Oggi oltre 120 milioni di persone nel mondo sono costrette a fuggire da guerre, crisi e persecuzioni, rendendo la gestione del fenomeno migratorio una delle principali sfide globali.

In un contesto caratterizzato dalla riduzione delle risorse umanitarie, emerge la necessità di strumenti innovativi ed efficaci per supportare le persone rifugiate.

Tra questi, lo sport sta acquisendo un ruolo sempre più rilevante: non solo attività ricreativa, ma leva concreta per migliorare salute mentale, integrazione sociale e qualità della vita.

Il tema si inserisce nel quadro degli studi sull’impatto sociale dello sport, approfonditi anche nell’articolo Sport e inclusione dei migranti.

L’analisi si basa sui dati e sulle attività della Sport for Refugees Coalition (SfRC), una rete globale composta da oltre 170 organizzazioni tra enti sportivi, istituzioni, ONG e federazioni internazionali.

Dal 2023, la Coalition ha implementato programmi sportivi in 92 paesi, coinvolgendo comunità locali, organizzazioni guidate da rifugiati e partner istituzionali.

L’approccio è collaborativo e si basa su:

  • creazione di spazi sicuri
  • formazione di allenatori
  • partnership locali e internazionali
  • integrazione dello sport nei programmi umanitari

DATI E MESSAGGI CHIAVE

Ulteriori dati della Coalition (2023–2025):

  • Oltre 160 spazi sportivi creati o ristrutturati per garantire accesso sicuro allo sport nelle comunità di rifugiati.
  • 170+ organizzazioni firmatarie, tra cui IOC, UNHCR, UEFA, World Athletics, World Rugby, FIBA e numerosi Comitati Olimpici Nazionali.
  • Il 61% dei richiedenti asilo sperimenta grave disagio mentale, lo sport è dimostrato strumento di supporto psicologico in questo contesto.
  • La Coalition è attiva in tutti i contesti di displacement, dai campi profughi (es. campo M'bera in Mauritania) agli ambienti urbani e periurbani in 92 Paesi.

Le seguenti figure mostrano la crescita dei beneficiari dei programmi sportivi e l’impatto dello sport su salute e inclusione dei rifugiati:

Figura 1 – Crescita dei beneficiari (2019–2025)

Figura 2 – Sport e rifugiati: impatto e benefici

  • gravità del disagio mentale (61%)
  • riduzione isolamento (−30%)
  • benefici mentali e sociali
  • visione immediata “impatto sport”

SISTEMA SPORTIVO E GOVERNANCE

Le evidenze indicano alcune direttrici chiave:

  • Riconoscimento istituzionale

Lo sport deve essere integrato nelle politiche umanitarie, non considerato un elemento accessorio.

  • Partnership intersettoriali

Collaborazione tra Ministeri dello Sport, Salute, Istruzione e organizzazioni umanitarie.

  • Formazione degli istruttori

Sviluppo di competenze specifiche (inclusione, trauma, contesti vulnerabili).

  • Coinvolgimento dei rifugiati

Partecipazione attiva nella progettazione e gestione delle attività.

  • Accesso e infrastrutture

Creazione di spazi sicuri e inclusivi.

In conclusione, il lavoro della Sport for Refugees Coalition dimostra che lo sport può essere molto più di un’attività ricreativa: è uno strumento concreto di protezione, inclusione e sviluppo umano.

Per affrontare in modo efficace la crisi dei rifugiati, è necessario integrare lo sport nelle politiche pubbliche e nei programmi umanitari, valorizzandone il contributo alla salute, alla coesione sociale e alla dignità delle persone.

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