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Il costo sociale e sanitario della sedentarietà - focus Mezzogiorno

Anno di pubblicazione:  2021

La UISP, in collaborazione con SVIMEZ, ha avviato e concluso un progetto di ricerca sul costo sociale e sanitario della sedentarietà, con particolare attenzione al Mezzogiorno, che rientra nei progetti di ricerca finanziati nel 2020 da Sport e Salute.

La ricerca nasce partendo dall’analisi del contesto italiano, rapportato sul piano europeo, che vede il nostro Paese caratterizzato da un livello abbastanza alto di attività fisica giornaliera praticata nel tempo libero. Secondo i dati ISTAT (2019) l’Italia dedica circa 33’ al giorno all’attività fisica (sport e/o passeggiate), posizionandosi al quinto posto della graduatoria, pari merito con l’Austria, dopo Spagna (45’), Finlandia e Lussemburgo (35’).

Tuttavia, la pratica dell’attività sportiva registrata in Italia non è omogenea nelle diverse regioni. Tali differenze sono dovute a disuguaglianze socioculturali, in particolare in termini di dimensioni economiche, sanitarie e riferite ad abitudini e stili di vita.

Il Mezzogiorno si presenta speculare al Centro-Nord. Infatti, nelle regioni meridionali si registrano i picchi più bassi di attività sportiva continuativa e quelli più alti di sedentarietà, come rappresentato nei grafici a seguire.

Il lavoro di ricerca realizzato ha fatto emergere, tra le altre, che:

  • nel Mezzogiorno quasi il 50% degli individui non pratica alcuna attività sportiva (circa il 30% nel Centro-Nord);
  • solo il 20% delle persone del Mezzogiorno pratica sport in modo continuativo (29,2% nel Centro-Nord);
  • le abitudini e gli stili di vita in relazione al fumo e al consumo di alcol sono abbastanza simili nelle due ripartizioni del Paese;
  • il 12,08% degli adulti meridionali è obeso rispetto a circa il 10% del Centro-Nord (figura a seguire);
  • quasi un minore su 3 (31,35%) nella fascia tra i 6 e i 17 anni è in sovrappeso nel meridione, rispetto ad un/a ragazzo/a su cinque nel Centro-Nord (21%);
  • la speranza di vita in buona salute dai 65 anni in su per gli adulti meridionali è sempre di 3 anni inferiore rispetto a quella degli adulti centro-settentrione;
  • la regione con la quota più bassa di persone attive è la Sicilia (39,8%), mentre la più alta si concentra nel Trentino-Alto Adige (54,2%).

Secondo lo studio, è possibile, poi, individuare una correlazione tra i livelli di attività e il tasso di occupazione. Infatti, sia in termini di tasso di attività che di tasso di occupazione, nel Mezzogiorno si registra la percentuale più bassa e nel Nord Est si rileva la maggiore concentrazione. La Sicilia e il Trentino-Alto Adige si confermano come le regioni con la quota più bassa (31,9%) e più alta (55,6%) di occupati.

In concomitanza con la costruzione e l’analisi del dataset Health for All di ISTAT, la ricerca ha inoltre previsto un’attività di indagine mediante un questionario volto a raccogliere informazioni e dati circa l’attività fisica e la pratica sportiva in Italia.

Hanno partecipato all’indagine complessivamente 2.229 individui (con abitudini sportive superiori alla media), di cui 1.836 rispondenti con più di 16 anni e 393 genitori/tutori per minori di 16 anni. I dati raccolti si riferiscono al periodo precedente la pandemia da Covid-19.

Dall’indagine risulta che:

  • il 73,8% degli adulti e minori pratica sport, tra questi il 40,5% sul totale ha dichiarato di praticare sport in maniera regolare, il 23,4% saltuariamente ed il 9,9% pratica sport a livello agonistico;
  • il restante 26,2% degli intervistati ha dichiarato di non praticare alcuno sport.

Gli adulti intervistati con più di 16 anni residenti nelle regioni del Mezzogiorno praticano sport meno regolarmente (27,2%) e più saltuariamente (33,2%) di quelli del Centro-Nord, dove la quota di chi pratica sport abitualmente sale al 42,8% e quella di chi lo fa saltuariamente scende al 26,8%.

Il tasso di sedentari nel Mezzogiorno - dove, peraltro, si registra un livello maggiore della quota di agonisti – è pari al 29,3%, mentre nelle regioni centro-settentrionali è pari al 22%. La pratica sportiva degli adulti mostra però nel complesso una certa omogeneità tra Centro-Nord e Mezzogiorno.

Invece, è nel campione degli under 16 residenti nel Mezzogiorno che compare un considerevole divario nella pratica sportiva agonistica che è pari all’8,6% sul totale degli under 16 intervistati, tre volte inferiore rispetto al Centro Nord (24,8%).

Nelle regioni settentrionali più di uno sportivo su due utilizza un impianto sportivo di proprietà e/o gestione pubblica (il 51,7%). Nelle regioni del Mezzogiorno solo il 37,5% pratica sport in un impianto pubblico, mentre il 62,5% preferisce un impianto sportivo privato. Si può ipotizzare che tale divario possa essere generato da una minore diffusione di impianti sportivi pubblici nelle regioni meridionali ed insulari.

Nell’ambito del progetto, si sono svolti, altresì, tre focus group con la finalità di integrare e approfondire i dati con il contributo di esperti del settore e policy maker e rivolgere utili raccomandazioni a questi ultimi, anche attraverso la divulgazione del report della ricerca.