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Indagine sulla diffusione e il valore sociale dello sport tra gli studenti universitari con disabilità

Anno di pubblicazione:  2021

Il CUSI – Centro Universitario Sportivo Italiano – promuove l’attività sportiva nelle università, garantendo l’accesso alla pratica motoria e sportiva a circa 60 mila studenti e componenti del personale universitario. Negli ultimi anni ha realizzato alcune progettualità indirizzate alle persone con disabilità, studenti ma non solo, in occasioni dei quali è stata riscontrata una carenza di dati e informazioni riguardo l’accesso alla pratica motoria e sportiva da parte degli studenti universitari disabili.

Ed è proprio sulla base di queste lacune che è nata l’indagine sulla diffusione e il valore sociale dello sport tra gli studenti universitari con disabilità, uno dei 4 progetti di ricerca proposti da Enti di Promozione Sportiva, in questo caso il CUSI, e finanziati nel 2020 da Sport e Salute.

QUASI 8 DISABILI SU 10 SONO TOTALMENTE INATTIVI

Secondo il rapporto ISTAT «Conoscere il mondo della disabilità» del 2019, l’attività fisica e lo sport possono contribuire notevolmente allo sviluppo delle relazioni sociali, a una diversa percezione di sé e possono avere anche un positivo effetto riabilitativo sulla salute. In considerazione di ciò, la Convenzione Onu esorta i Governi a garantire e favorire le attività sportive, attraverso la promozione nelle scuole della cultura sportiva, l’accesso alle strutture e alle competizioni. Malgrado l’importanza dello sport sia ormai largamente riconosciuta, molto deve essere ancora fatto per accrescere la quota di persone con limitazioni che si dedicano a questa attività. Attualmente esse sono il 9,1%, contro il 36,6% relativo al resto della popolazione. Un ulteriore 14,4% delle persone con limitazioni (meno della metà rispetto alle persone senza limitazioni) svolge qualche attività fisica, pur non praticando sport. Dunque, quasi l’80% delle persone con disabilità è completamente inattivo e un milione di essi attribuisce questa scelta a un problema di salute.

La pratica sportiva rappresenta inoltre una opportunità di socializzazione e quindi di inclusione, come segnala il fatto che il 31% delle persone con limitazioni gravi che praticano sport sono molto soddisfatte della proprie relazioni sociali, tale quota scende al 16% tra coloro che non praticano sport. Di rilevo il fatto che la pratica sportiva aumenti la qualità delle relazioni sociali e del tempo libero in misura maggiore tra le persone con limitazioni gravi rispetto al resto della popolazione.

Il grafico a seguire, tratto dai dati di «Aspetti della vita quotidiana» di ISTAT (media 2016-2017), offre un quadro sintetico sulla pratica di attività fisica e sportiva tra i disabili con più di 14 anni, con gravi limitazioni, lievi limitazioni e nessuna limitazione.

ATTIVITÀ FISICA E SPORTIVA TRA PERSONE CON DISABILITÀ

OBIETTIVI DELL’INDAGINE

Obiettivo dell’indagine è dunque proprio quello di raccogliere e sistematizzare informazioni più aggiornate sulla diffusione della pratica sportiva e motoria delle persone con disabilità, focalizzandosi soprattutto sugli studenti universitari. Lo studio mira, inoltre, a creare un modello di valutazione e misurazione del valore sociale dello sport. Captare i risultati e i benefici ottenuti dalla pratica, quali le attività offerte a questo particolare target di utenza e i luoghi in cui esse vengono svolte, ma anche individuare le barriere e comprendere le motivazioni con cui le persone con disabilità si allontanano o si avvicinano alla pratica sportiva: sono questi alcuni dei quesiti e dei temi che la ricerca intende approfondire.

Il progetto, che avrà la durata di un anno, si estenderà su tutto il territorio nazionale e vedrà il coinvolgimento di studenti disabili, docenti e ricercatori interessati al tema tramite eventi organizzati nelle università, rettori e dirigenti delle università e policy maker all’interno di enti pubblici locali e nazionali sul tema sport e disabilità.

L’INDAGINE DEL CUSI IN NUMERI

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