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In & out - lo sport dentro e fuori l'ordinamento sportivo

Anno di pubblicazione:  2021

 “In & Out: lo sport dentro e fuori l'Ordinamento sportivo”, proposto dall’Ente di Promozione Sportiva ASI e condotto insieme a SWG, rientra nell’ambito dei progetti finanziati nel 2020 da Sport e Salute.

Scopo primario della ricerca è quello di indagare, la consistenza e l'entità della pratica sportiva degli italiani nel contesto afferente all’Ordinamento sportivo nazionale e non. La maggior comprensione di questa realtà potrà contribuire ad evidenziare le eventuali carenze dei player dell’Ordinamento che spingono gli utenti a rivolgersi ad altri soggetti e, pertanto, a migliorare l’offerta di sport.

Il progetto di ricerca ha la finalità di raccogliere dati ed informazioni, sia quantitative che qualitative, per valutare il grado di performance degli Organismi Sportivi di riferimento e quantificare la mole di attività sportiva che viene svolta dalla popolazione al di fuori dei questi contesti sportivi organizzati.

METODO DI RICERCA

L’indagine quantitativa è stata condotta attraverso la somministrazione di un questionario strutturato con tecnica CAWI (Computer Aided Web Interview) su un campione nazionale di 2.927 soggetti di età compresa tra i 18 e i 90 anni. Le interviste sono state distribuite per quote di genere, fascia d’età e area geografica di residenza e si sono svolte tra il 19 e il 26 febbraio 2021.

L’indagine qualitativa si è concentrata, invece, su colloqui in profondità con enti non riconosciuti, con l’obiettivo principale di approfondire i vissuti, le opinioni e le percezioni, indagando le ragioni e le logiche di scelta sottese alla non adesione all’Ordinamento sportivo nazionale. Venti interviste in profondità della durata media di 40 minuti, sono state condotte telefonicamente dall’equipe di ricerca e hanno coinvolto 11 Federazioni sportive non riconosciute e 5 Organizzazioni sportive non affiliate ad alcun ente riconosciuto.

IN & OUT dell’ATTUALE RAPPORTO DEI CITTADINI CON LO SPORT

Secondo un approfondimento preliminare, il 40% circa degli italiani pratica attività sportiva a vario titolo. Questo significa, da una parte, che i livelli di attività in Italia si attestano ancora oggi ad un livello insufficiente e, dall’altra, che solo parte degli italiani attivi pratica nell’ambito dell’Ordinamento sportivo formalmente riconosciuto – e costituito dalle federazioni sportive nazionali, dalle discipline sportive associate, dagli enti di promozione sportiva, dalle associazioni benemerite e dai gruppi sportivi militari e civili dello Stato.

Prima del Covid, infatti, il 53% di chi faceva attività fisica, lo faceva in un contesto organizzato. Corsa, palestra e ginnastica le attività più diffuse prima della pandemia. Le nuove generazioni andavano di più in palestra, i senior prediligevano l’aria aperta. A febbraio 2021, il 42% dichiara di praticare sport in casa (-9 rispetto a luglio 2020), mentre l’85% (+6) dichiara di svolgere attività all’aperto.

PIÙ CAMMINATE ALL’ARIA APERTA, MENO FITNESS IN SALOTTO

CON L’INIZIO DEL 2021, SI ARRESTA L’IMPENNATA DELLA SEDENTARIETÀ

In base alla frequenza con cui si allenano, gli intervistati sono stati classificati in:

  • “sedentari” (25% dei casi), ossia coloro che non si muovono mai;
  • “attivi” (35% dei casi), ovvero chi pratica più volte a settimana;
  • “saltuari” (40% dei casi), ossia chi pratica al massimo una volta a settimana.

Nella ricerca condotta da ASI e SWG, i dati sulla sedentarietà sono stati confrontati con quelli prodotti da Sport e Salute e SWG nell’ambito dell’indagine "Emergenza sanitaria Covid-19 e sport: gli impatti sugli stili di vita dei cittadini", risalente a luglio 2020. Dalla comparazione si è evidenziata un’impennata della sedentarietà, soprattutto nell’ultimo trimestre del 2020. Tuttavia è anche visibile un trend in miglioramento con l’inizio del nuovo anno: i sedentari infatti sono passati dal 22% di luglio 2020, al 34% di dicembre, fino a ridursi nuovamente a febbraio 2021 quando si sono attestati al 25%.

ATTIVI, SALTUARI E SEDENTARI (LUGLIO 2020-FEBBRAIO 2021)

CITTADINI E PERCEZIONE DELL’ORDINAMENTO

Sul totale di soggetti che affermano di praticare attività fisica, l’indagine individua 4 target: AREA IN, ovvero un 21% che dichiara di praticare sport presso un’organizzazione riconosciuta; AREA GRIGIA, ovvero un 15% che non sa dire se la propria organizzazione di riferimento afferisca o meno all’Ordinamento; ORGANIZZATI OUT, ovvero un 17% che dichiara di praticare sport in organizzazioni non riconosciute; FAI DA TE OUT, ovvero quel 47% che pratica attività sportiva in modo spontaneo e disintermediato. Come si vede dal grafico prevale il fai da te:

Chi pratica attività sportiva, sia dentro sia fuori dall’ordinamento, concorda in modo plebiscitario sul fatto che l’ingresso nell’ordinamento tuteli le tradizioni delle discipline (87%), che uno sport riconosciuto garantisca regole di gioco e criteri di competizione certi (87%), che garantisca maggiori diritti e opportunità (83%), così come sul fatto che gli sport riconosciuti siano più sicuri e salutari (74%). In particolare il 33% di coloro che praticano in organizzazioni non affiliate preferirebbe che invece queste fossero riconosciute dall’Ordinamento nazionale.

I vantaggi emersi per uno sportivo che pratica sport/attività fisica all'interno un'organizzazione riconosciuta dall’Ordinamento, poi, sono: la possibilità di partecipare a competizioni e tornei; maggiori garanzia sulla competenza del personale e degli istruttori; maggiori garanzie per la propria sicurezza.

IN & OUT DELLE federazioni e organizzazioni non riconosciute

Dal racconto delle federazioni sportive non riconosciute si individua un’offerta molto variegata, soprattutto attorno alla danza e alle arti marziali, che potrebbero trovare posto all’interno dell’Ordinamento, ma in genere il punto di rottura con l’ordinamento avviene quando il mancato riconoscimento della propria legittimità tende a rafforzare un’immagine di sé rivoluzionaria e indipendente. Infatti, le Federazioni non riconosciute, hanno un’identità forte, al punto da tradursi in una vera e propria ‘missione’ sportiva.

Sulla base dei suggerimenti e delle aspettative rilevati, è emerso quindi, dallo studio, un numero di incentivi, tangibili e non, che possano stimolare il desiderio e la volontà degli organismi e delle organizzazioni non riconosciute ad affiliarsi all’Ordinamento sportivo.