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Rapporto ISTISAN 18/9 - Movimento, sport e salute: l’importanza delle politiche di promozione dell’attività fisica e le ricadute sulla collettività

Anno di pubblicazione:  2018

Questo rapporto del 2018, in sintesi, approfondisce le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e come essa abbia stimato che nel mondo un adulto su quattro non sia sufficientemente attivo e che l’80% degli adolescenti non raggiunga i livelli raccomandati di attività fisica. In particolare, in Europa oltre un terzo della popolazione adulta e due terzi degli adolescenti non sembrano svolgere abbastanza attività fisica. Sono poi riportati i dati italiani del Sistema di Sorveglianza PASSI (Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia), secondo il quale solo il 50% degli adulti raggiunge i livelli raccomandati di attività fisica, la sedentarietà cresce con l’età, è maggiore fra le donne rispetto agli uomini e fra le persone con uno status socioeconomico più svantaggiato per difficoltà economiche o per basso livello di istruzione, fra i cittadini italiani rispetto agli stranieri, e nelle regioni centrali e meridionali.

Rapporto che, attraverso un lavoro svolto dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) con la collaborazione del Ministero della Salute e del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI), ha affrontato nel dettaglio le seguenti tematiche: – le politiche internazionali e nazionali per la promozione dell’attività fisica (Capitolo 1), – la definizione e la misurazione della pratica dell’attività fisica (Capitolo 2) i dati dell’attività fisica in Italia (Capitolo 3), – l’importanza dell’attività fisica per la salute (Capitolo 4), – le ricadute economiche sulla collettività (Capitolo 5).

Nel rapporto è presente anche un’interessante letteratura sulle raccomandazioni minime di attività fisica per le diverse fasce d’età in diverse nazioni e una riflessione sull’importanza dell’insegnamento delle attività fisiche nelle diverse fasi dello sviluppo dell’età giovanile (dai 6 ai 16 anni).

LE MALATTIE CRONICHE NON TRASMISSIBILI PRINCIPALE CAUSA DI MORTE IN QUASI TUTTO IL MONDO

Si stima che nel 2020 le malattie croniche non trasmissibili (MCMT) potrebbero essere responsabili del 70% di tutti i decessi a livello globale.  Secondo l’OMS il numero totale di decessi annuali potrebbe aumentare fino a 52 milioni entro il 2030. In Italia, nel 2014 le MCNT sono state ritenute responsabili del 92% dei decessi registrati. Ecco perché le MCNT vengono identificate come una delle principali sfide dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Alcuni fattori di rischio associati allo stile di vita, sono tra le cause delle principali MCNT: consumo di tabacco, abuso di alcol, alimentazione non corretta e mancanza di attività fisica che, insieme alle caratteristiche del contesto (ambiente di vita e di lavoro, contesto politico, sociale, economico e culturale), rappresentano i determinanti di salute modificabili.

L’OMS ha tuttavia stimato che nel mondo il 25% degli adulti non è sufficientemente attivo e l’80% degli adolescenti non raggiunge i livelli raccomandati di attività fisica. Realizzare interventi a supporto della promozione dell’attività fisica nella popolazione generale è fondamentale in quanto azione strategica nel contrasto alle MCNT. Tra i documenti più rilevanti sull’efficacia degli interventi va segnalato “Interventions on diet and physical activity: what works: summary report” pubblicato dall’OMS nel 2009, destinato ai decisori politici e ai portatori di interesse (stakeholder) coinvolti in queste problematiche. Dopo aver selezionato quasi 400 pubblicazioni sul tema, il documento analizza 8 ambiti di intervento di salute pubblica: politiche ambientali; interventi di comunicazione basati sui mass media; interventi a scuola; interventi sul luogo di lavoro; interventi di comunità; assistenza primaria; programmi per gli anziani; interventi in comunità religiose.

Pertanto, la strategia sull’attività fisica 2016-2025 prevede un’azione concertata da parte di tutti i governi della Regione Europea dell’OMS, in diversi settori, ai differenti i livelli e in ogni paese, coinvolgendo le parti interessate, affinché tutti i cittadini possano vivere meglio e più a lungo grazie a uno stile di vita che preveda lo svolgimento di attività fisica su base regolare. Nella strategia italiana di prevenzione e promozione della salute, il PNP 2014-2018 delinea un sistema di azioni di prevenzione e promozione della salute, che accompagnano il cittadino nel corso della vita nei luoghi di vita e di lavoro e che mirano all’empowerment e alla resilienza delle persone e delle comunità. Nel macrobiettivo 1 “Ridurre il carico prevenibile ed evitabile di morbosità, mortalità e disabilità delle MCNT” le strategie di intervento previste dal piano sono finalizzate a combattere i 4 fattori di rischio modificabili: fumo, consumo dannoso di alcol, alimentazione non corretta e sedentarietà in tutte le fasce di età e nei diversi setting di vita (scuola, lavoro, comunità e contesto sanitario).

MISURAZIONE DELLA PRATICA DELL’ATTIVITÀ FISICA

Oltre a differenziare livelli di attività fisica ottimali per fasce di età, le attuali raccomandazioni OMS insistono sui benefici che un’attività a intensità moderata ha sulla salute e che i livelli consigliati possono essere accumulati, esercitandosi per frazionamenti della durata minima di 10 minuti. L’intensità moderata, utile per ottenere i benefici sulla salute, è in grado di aumentare la frequenza cardiaca e determinare una sensazione soggettiva lieve di mancanza di fiato e di riscaldamento (5). In queste condizioni il metabolismo aumenta di 3-6 volte rispetto alla situazione di riposo, cioè di 3-6 equivalenti metabolici (Metabolic EquivalentT, MET). Il MET è un’unità di misura utilizzata per esprimere il lavoro muscolare: 1 MET corrisponde al metabolismo energetico in condizioni di riposo ed equivale a un consumo di ossigeno di 3,5 ml/kg al minuto ovvero a 1 kcal/kg di peso corporeo all’ora. Quando viene superata la soglia dei 6 MET l’attività fisica si definisce elevata: determina sudorazione e fiato corto (v.di grafico).

SISTEMI DI SORVEGLIANZA IN ITALIA

In Italia, gli obiettivi di “Salute in tutte le politiche” sono incorporati nel programma “Guadagnare Salute – Rendere facili le scelte salutari” (DPCM 4/5/2007 Gazzetta Ufficiale 117/2007) e nel Piano Nazionale della Prevenzione (PNP) e dal 2004 il Ministero della Salute e il Centro nazionale per la prevenzione e il Controllo delle Malattie (CCM), in collaborazione con le Regioni, hanno promosso la progettazione, la sperimentazione e l’implementazione di sistemi di sorveglianza, dedicati a diverse fasce di età della popolazione, volti a fornire dati sui fattori di rischio comportamentali, per sostenere gli interventi di prevenzione e promozione della salute e monitorarne e valutarne nel tempo l’efficacia, affidandone il coordinamento centrale all’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

OKkio alla SALUTE monitora lo stato nutrizionale e gli stili di vita dei bambini della scuola primaria (8-9 anni). Dai dati della rilevazione 2016 del sistema di sorveglianza, si evince che i bambini di 8-9 anni in sovrappeso sono il 21,3% e gli obesi il 9,3% (compresi i bambini gravemente obesi che rappresentano il 2,1%).

Health Behaviours in School-aged Children (HBSC) monitora i comportamenti a rischio nella pre-adolescenza e nell’adolescenza (11, 13 e 15 anni). Nelle tre classi di età considerate la Rapporti ISTISAN 18/9 47 maggior parte dei giovani risulta essere normopeso sia tra le femmine (80,3% a undici anni, 83,5% a tredici anni e 84,3% a quindici anni) sia tra i maschi (73,2% a undici anni, 75,1% a tredici anni e 74,6% a quindici anni). I valori del sovrappeso sono 13,5%, 11,9% e 10,3% nelle femmine e 19,0%, 19,8% e 20,8% nei maschi di 11, 13 e 15 anni rispettivamente.

Progressi delle Aziende Sanitarie per la Salute in Italia (PASSI) monitora salute, qualità della vita e fattori di rischio comportamentali nell’età adulta (18-69 anni). I dati riferiti dagli intervistati PASSI relativi a peso e altezza portano a stimare circa 4 adulti su 10 in eccesso ponderale: 3 in sovrappeso (con un IMC fra 25 e 29.9) e 1 obeso (IMC ≥ 30). L’essere in eccesso ponderale è una caratteristica più frequente al crescere dell’età (56% tra le persone di 50-69 anni), fra gli uomini rispetto alle donne (51% vs 34%), fra le persone con molte difficoltà economiche (51%) e fra le persone con un basso livello di istruzione (54% per coloro che hanno al massimo la licenza di media inferiore).

PASSI d’Argento monitora salute, qualità della vita e bisogni delle persone anziane (65 anni e oltre). Il sistema di sorveglianza Passi d’Argento nell’indagine condotta nel 2012, in linea con le indicazioni dell’OMS, rileva che, nella popolazione italiana ultra64enne autonoma nella deambulazione, circa il 60% è attivo o parzialmente attivo.

EFFETTI DELL’ATTIVITÀ FISICA DELL’INDIVIDUO

Numerosi sono gli studi osservazionali pubblicati che dimostrano come l’attività fisica sia in grado di ridurre i rischi legati all’incidenza di diverse patologie non trasmissibili, quali il diabete mellito di tipo 2, le malattie cardiovascolari, l’ictus, alcuni tipi di tumore, oltre alla mortalità Rapporti ISTISAN 18/9 67 prematura, con un beneficio stimato che giunge in alcuni casi fino al 50-68%. Gli effetti positivi di un’attività fisica regolare sono osservabili su molteplici fasce d’età, dall’infanzia alla vecchiaia, in entrambi i sessi. La mortalità per tutte le cause e quella correlata a patologie cardiovascolari si riducono nei soggetti sani del 20-30% in una modalità dosedipendente, ma anche in persone con fattori di rischio coronarici e nei cardiopatici (19-24). In Italia si contano ogni anno circa 363.000 nuovi casi di tumore e 177.000 decessi correlati a tumori. Nonostante i tanti progressi delle terapie, la prevenzione, come quella che si ottiene attraverso uno stile di vita adeguato, resta una strategia irrinunciabile e permette di evitare un significativo numero di tumori.

Per quanto riguarda l’apparato muscolo-scheletrico la partecipazione a programmi di attività fisica è utile per mantenerne la funzionalità e rallentare il fisiologico declino dipendente dall’età, processo che conduce nella senilità a forme degenerative di tipo artrosico, nonché ad una perdita prevalente della forza e dell’elasticità. Inoltre, un corretto stile di vita, ottenibile con lo svolgimento dell’attività fisica, sembrerebbe apportare benefici anche e primariamente (come effetti visibili già a breve termine) dal punto di vista psicologico e sociale a tutte le età.

 

EFFETTI DELL’ATTIVITÀ FISICA SULLA COLLETTIVITÀ

Come osservato, il benessere e l’equilibrio psicofisico contribuiscono, soprattutto nei giovani, a evitare comportamenti a rischio da sostanze di abuso e atteggiamenti violenti. Praticare attività fisica è inoltre occasione per dare sfogo alla vivacità, abitua alla gestione degli impegni quotidiani e migliora la socializzazione. Un’altra interessante analisi condotta dal Centre for Economics and Business Research (CEBR), in collaborazione con l’International Sport and Culture Association (ISCA), ha valutato il costo economico dell’inattività fisica in Europa, con un focus su 6 Paesi, tra cui l’Italia.

Secondo questo report, l’inattività appare essere responsabile del 14,6% di tutte le morti in Italia, pari a circa 88.200 casi, e di una spesa in termini di costi diretti sanitari di circa 1,6 miliardi. Infatti, i costi diretti sanitari correlati alle quattro patologie principali associate all’inattività fisica (tumore della mammella e del colon-retto, diabete di tipo 2, coronaropatia) ammontano a 1,6 miliardi di euro annui. Pertanto, un aumento dei livelli di attività fisica praticata dalla popolazione determinerebbe un notevole risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale. A livello di popolazione, alcune attività possono rendere più facili le scelte salutari come ad esempio iniziative di informazione per aumentare la consapevolezza sui vantaggi dell’essere fisicamente attivi o interventi ad hoc in contesti opportunistici per favorire la motivazione al cambiamento comportamentale.

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