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Sport e Attività fisica: abitudini, previsioni e atteggiamenti degli italiani al tempo della pandemia

Anno di pubblicazione:  2021

Nel solco dell’attività di indagine avviata nella primavera 2020, Sport e Salute aggiorna i dati sulla diffusione e sulla ripresa dell’attività fisica e sportiva tra gli italiani con l’obiettivo di approfondire con sempre maggior dettaglio le mutate abitudini, gli atteggiamenti e le previsioni per il futuro degli individui in un’epoca segnata dalla convivenza con la pandemia.

L’indagine accende poi un radar sui 4 target della popolazione che l’Atto di indirizzo di Governo ha individuato come prioritari per l’azione di Sport e Salute: giovani, donne, over 65 e ceto fragile.

ATTIVITÀ FISICA REGOLARE PER 4 ITALIANI SU 10

Il 39% della popolazione maggiorenne pratica attività fisica più volte a settimana. Si muovono di più i giovani, gli abitanti delle grandi città e chi può contare su una maggior serenità economica.

Nell’ultimo anno la percentuale complessiva di italiani ‘attivi’ è inoltre cresciuta di 11 punti, pur con un tasso di sedentarietà stabile al 25%. In casa o al parco, cresce l’attività fisica spontanea: il 39% dei cittadini, infatti, fa oggi attività fisica in casa, mentre 3 su 4 praticano fuori casa; di questi solo una minoranza frequenta impianti sportivi al chiuso.

L’ATTIVITÀ FISICA STRUTTURATA HA ANCORA PRESA LIMITATA

Il 24% degli adulti è iscritto a un centro sportivo, palestra o piscina. Una pratica che dopo la caduta del primo lockdown (dal 33 al 22%) non ha mai ripreso quota. Il bacino potenziale degli iscritti è del 33%, ma si tratta di un’utenza tutta da riconquistare. La crescita della popolazione in movimento non è infatti associata a una ripresa delle iscrizioni ai centri sportivi, ma va ad alimentare la forbice in favore dell’attività spontanea.

I freni all’iscrizione sono primariamente legati alla pandemia e al fattore spesa, così la predilezione per l’outdoor e per l’allenamento in casa si rafforzano anche grazie al timore per i contagi e alle difficoltà economiche che, specialmente tra i ceti più fragili, tengono lontani dai centri sportivi.

Esplosa durante il primo lockdown, sia essa a pagamento o gratuita, l'iscrizione a servizi online riveste oggi una duplice funzione: tanto a integrazione dell'attività strutturata (coinvolgendo circa un terzo degli iscritti a centri sportivi) sia a sua sostituzione (coinvolgendo circa il 13% di chi pratica attività fisica spontanea). Le attività online risultano ad ogni modo trainate dai 25-40enni – i cosiddetti Millennials – e dai neo-genitori.

LE SFIDE LANCIATE DA 20 MESI DI PANDEMIA

Se l’83% dei cittadini non vedrebbe problemi a fare attività fisica all’aperto, quasi la metà non si sentirebbe sicuro a fare attività fisica al chiuso: donne, ceto fragile e over 70 in primis.

Oltre alle conseguenze dirette del Sars-Cov-2 tra chi l’ha contratto, la pandemia ha impattato sui diversi livelli della salute personale: nel complesso gli italiani riportano un peggioramento dell’umore e della salute psicologica, ma raccontano di un miglioramento su vari fronti: a partire dall’alimentazione, passando per la disponibilità di tempo libero, fino alle relazioni ristrette.

Più che un moto uniforme, si registra tuttavia una polarizzazione tra chi ha visto un miglioramento e chi ha riscontrato un peggioramento.

I 4 CORE TARGET: GIOVANI, ANZIANI, DONNE E CETO FRAGILE

Di gran lunga più attivi (+14) e ben più lontani dal rischio sovrappeso (-27) rispetto alla media della popolazione, tuttavia la pratica tra i giovani risulta diffusamente saltuaria e la perdita di motivazione rischia di allontanare questa fascia della popolazione dall’attività sportiva strutturata. Tra le ragioni della non iscrizione a centri sportivi, palestre e piscine si segnala, più che per le altre generazioni, una scarsa motivazione di fondo e una maggior propensione all’allenamento in casa. I luoghi dello sport al chiuso sono percepiti sicuri per il 67% (+20 sulla media).

Elevata sedentarietà e rischio sovrappeso costituiscono, invece, il mix allarmante tra le fila degli over 65. Al volgere dell’età, soprattutto dai 45 anni in poi, i livelli di attività fisica tendono infatti a ridursi. Tra gli over 65enni si registra un 31% di sedentari, di 6 punti maggiore rispetto alla media degli adulti; un dato che diventa preoccupante se affiancato all’elevato rischio sovrappeso proprio degli over65: 63% (+17 rispetto alla media). Negli ultimi 20 mesi di pandemia, poi, questo gruppo della popolazione si è infragilito ben più delle altre generazioni, sia sul piano sia fisico sia relazionale.

Il livello di attività fisica delle donne si attesta attorno alla media nazionale e un bilancio psicofisico dei 20 mesi di pandemia simile a quello degli uomini, pur evidenziando maggiori difficoltà sul piano psicologico, dell’umore e del sonno. Meglio invece sul piano fisico, con un rischio di sovrappeso del 35%, 11 punti inferiore rispetto alla media. Forte differenza di genere, invece, nella pratica tra le mura domestiche: quasi la metà delle donne in movimento si allena a casa (47%) e per ben il 31% la propria abitazione diventa luogo esclusivo di attività fisica (+6 punti rispetto alla media nazionale).

La fragilità economica è, invece, purtroppo, predittrice di sedentarietà: la pandemia ha infatti allontanato ulteriormente i fragili dallo sport organizzato, con una quota di ‘attivi’ pari al 29% (-10 punti rispetto alla media) e un tasso di sedentarietà che sfiora il 40% (+13). Non a caso, il bilancio espresso sulla propria salute psicofisica è peggiore rispetto alla media, segnato da bassi livelli di forma fisica e di umore. Peso forma e rischio sovrappeso nella media, unica nota positiva di un quadro di salute infragilito.

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