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Lo sport raccontato dagli sportivi

Anno di pubblicazione:

L’indagine condotta da Sport e Salute, con la collaborazione di SWG e Kratesis, ha avuto come target un campione di persone tra i 18 e i 90 anni, che nel 2021/2022 ha praticato regolarmente almeno una tra le discipline sportive più diffuse - nuoto, atletica, calcio, tennis, basket, pallavolo – o ha frequentato palestre e centri fitness. I primi dati rilevanti dell’indagine fanno emergere che:

  • la pratica sportiva è divisa a metà tra il 50% dei praticanti che è iscritto a un’organizzazione sportiva e il 50% che pratica fai da te;
  • la propensione alla pratica fai da te aumenta con l’età: riguarda infatti un terzo dei 18-24enni e cresce in modo lineare fino a coinvolgere il 71% dei senior (over55);
  • anche tra i ceti fragili e le donne c’è una maggiore propensione al fai da te.

Cosa spinge e cosa frena nella scelta di uno sport e del luogo in cui praticarlo?

I praticanti si dividono in primis tra coloro che scelgono uno sport:

  • per passione;
  • per tenersi in forma;
  • per poter praticare con gli amici;
  • a seconda della propria condizione fisica.

Risulta invece ridotta la scelta guidata da indicazioni del medico, seppure più diffusa tra senior e donne.

Il 50% dei praticanti che si è iscritto ad un’organizzazione sportiva si ritiene sodisfatto: più soddisfatti sono in generale i giovani under 24, i residenti al Sud e nei piccoli centri, mentre si mostrano più critici gli sportivi dei ceti meno abbienti. Il fattori di scelta dell’organizzazione sportive sono:

  • al primo posto una motivazione di ordine eminentemente pratico, per il 45% la palestra/centro sportivo dev’essere vicino a casa o al luogo di lavoro;
  • per il 26% la competenza degli istruttori;
  • per il 25% l’adeguatezza di strutture e attrezzature;
  • in quarta posizione, con il 23%, le politiche di prezzo seguite con il 22% dall’effetto del passaparola tra gli iscritti.

Oltre a offrire la possibilità di apprendere e praticare la disciplina, risulta nel complesso consolidato il ruolo educativo e informativo delle società sportive: oltre la metà offre regolarmente consigli ai propri iscritti circa gli stili di vita sani e la corretta alimentazione.

Da migliorare l’approccio ai temi della diversity e dell’inclusione in cui si mostrano regolarmente impegnate 4 organizzazioni su 10, così come nella disseminazione di campagne pubbliche di promozione dello sport e dei comportamenti di prevenzione delle malattie oncologiche e cardiovascolari.

Di diversa natura sono i freni alla pratica sportiva organizzata, legati:

  • per il 32% alla velleità degli sportivi fai da te a fare sport a modo loro, con le proprie modalità e i propri orari;
  • per il 28% alla sensazione di non avere più l’età per la pratica organizzata dalla parte della quota dei senior;
  • per il 20% alla spesa da sostenere, arriva solo in seconda istanza, soprattutto tra i ceti fragili e le donne;
  • per il 20% alla preferenza di stare in compagnia di amici e conoscenti;
  • per il 13% al non avere bisogno di un istruttore per praticare la disciplina scelta.

Uno sguardo al futuro

In termini pratici, oltre 8 praticanti organizzati su 10 (in particolare senior di ceto medio-alto) prevedono di rinnovare in autunno l’iscrizione alla medesima organizzazione, seppure solo il 45% lo affermi con certezza. Tuttavia nell’approfondire la dimensione attitudinale è poco più della metà ad esprimere fedeltà alle società sportive escludendo nel futuro un cambio.

Quasi 4 su 10, in particolare giovani e ceti fragili, sono più propensi in futuro a fare una scelta diversa. Da tenere in considerazione che tra gli over 55enni e i meno abbienti, un 7% di soggetti è a rischio dropout, in quanto considerano l’idea di passare tra le file dei praticanti fai da te.

Il profilo degli attivabili si concentra tra i 25 e i 44 anni, tra i genitori con bambini in età scolare, nei piccoli comuni e al Sud Italia.

Merita di essere valorizzata anche la parte di comunità che vuole dedicarsi al volontariato, dove i potenziali volontari sono più presenti tra coloro che hanno scelto la disciplina per passione sentendovisi portati e sono anche tifosi, così come tra coloro la cui affiliazione è legata alla percezione che la società di riferimento sia migliore delle altre e abbia una tradizione solida.

Per il futuro, gli iscritti chiedono alle società:

  • prezzi più bassi (sollecitati in particolare da ceti fragili e dalle donne);
  • soluzioni di pagamento e orario più flessibili, rimborsi da interruzione di attività e sconti dedicati;
  • migliorie agli impianti e alle attrezzature (tema caro ai giovani).

Gli sportivi fai da te non escludono di iscriversi un giorno a una società sportiva, infatti sono solo l’11%, ma per farlo le motivazioni sono di carattere economico: il 26% chiede riduzioni, il 16% rimborsi per interruzione attività e il 15% sconti dedicati.

Invece la dimensione qualitativa riguarda: la personalizzazione dell’offerta (ad esempio il 31% invoca flessibilità di orario, il 12% servizi dedicati ai disabili ecc.) e la qualità dell’offerta con strutture e attrezzature più moderne, maggiore competenza degli istruttori e, seppur meno citate, migliori coperture assicurative.

Sono in particolare gli anziani, che prediligono lo sport non organizzato perché:

  • ritengono quindi di potersi organizzare in proprio (magari con gli amici);
  • fanno attività fisica per necessità, senza particolare entusiasmo e pertanto non avvezzi a inserirsi in un percorso strutturato.

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