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Il primo studio di segmentazione degli italiani rispetto all'attività fisica e sportiva

Anno di pubblicazione:  2020
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Siamo stati abituati a pensare che al mondo esistano due tipi di persone: gli sportivi incalliti e i pigroni da divano e pop corn. Tutto questo è vero o si tratta di una eccessiva semplificazione della realtà?

Uno studio di Sport e Salute, condotto in collaborazione con gli istituti di ricerca IPSOS e IESCUM e presentato dalla Sottosegretaria di Stato con delega allo sport, Valentina Vezzali, sfata molto di questi miti e aiuta a migliorare le nostre abitudini. Lo studio rileva, infatti, che ciascuno, nel corso della propria vita, è mosso da ragioni molto diverse che allontanano o avvicinano allo sport e all’attività fisica. Questo perché, stando alle scienze comportamentali di cui si è avvalso il progetto, la gran parte delle nostre decisioni è affetta da razionalità limitata: in altre parole, le decisioni prese dalle persone non sono ottimali, non rappresentano il miglior modo di investire le proprie risorse come il tempo, l’attenzione, le energie o le risorse economiche. Capire cosa guida le decisioni ci aiuta pertanto a indirizzare in maniera efficace gli individui verso scelte più salubri.

Il progetto pilota di ricerca di Sport e Salute, che ha visto coinvolte le province campione di Bergamo e Catania, ha avuto pertanto come obiettivo quello di definire i segmenti della popolazione rispetto al loro diverso approccio alla pratica sportiva e all’attività fisica, di individuare le barriere che frenano l’adozione di stili di vita maggiormente sani e attivi e di misurare i livelli di pratica sportiva e lo stato di benessere psico-fisico percepito degli utenti.

5 DIVERSI SEGMENTI DI UTENZA

Sono emersi 5 diversi segmenti di utenza al report "Le barriere all’attività fisica e sportiva: la segmentazione degli italiani"gli sportivi di default (che rappresentano il 34% della popolazione di riferimento), i disinteressati (20%), gli attivi in compagnia (18%), gli impegnati (17%), gli attivi consapevoli (12%). Ciascuno di questi segmenti presenta diverse motivazioni e diverse barriere alla pratica sportiva – per un totale di 23 fattori.

In termini concreti, lo studio ci consente di dire, ad esempio, che gli over 65 sono rappresentati per il 35% dal segmento Attivi in Compagnia e che, pertanto, per loro vanno pensate azioni che favoriscano soprattutto attività motorie di gruppo. Sappiamo inoltre che gli over 65, per il 28%, sono Disinteressati e, per il 13%, Attivi consapevoli. È quindi verosimile ritenere che le campagne di sensibilizzazione sui benefici fisici dello sport, da sole, possano risultare insufficienti, se non addirittura inefficaci.

Dal punto di vista della misurazione al report "L'indagine pilota sull'attività fisica e sportiva e sugli stili di vita sani degli italiani", poi, sebbene si tratti di un pilota su due province campione, i risultati ci raccontano già molto rispetto alla situazione del Paese, confermando in buona misura la dicotomia tra il Nord e il Sud del Paese che sappiamo sussistere in diversi altri settori della società. I dati ci dicono, infatti, che i bergamaschi sono più sportivi (il 30% pratica con continuità, il 18% saltuariamente) rispetto a Catania (16% con continuità e 9% saltuariamente).

Su altri aspetti, invece, il gap da colmare unisce il Paese: l’età in cui si abbandona lo sport è infatti simile nelle due province e si colloca intorno ai 35-36 anni. È questa l’età in cui crescono sia gli impegni di lavoro che quelli legati alla famiglia e si fatica a conciliarli con altre attività. Non a caso la mancanza di tempo (per studio/lavoro/famiglia) è uno dei principali motivi per non praticare sport tra quelli citati. Emerge, poi, una netta preferenza tra le donne nel praticare attività sportiva insieme ad un istruttore. Un dato interessante che offre spunti di riflessione per individuare leve atte a ridurre il gender gap nello sport.

Si tratta di un lavoro innovativo, oltre che preziosissimo, nel panorama istituzionale e nell’ecosistema sportivo italiano. Lo studio permette, infatti, di guardare alla popolazione, non più come a una moltitudine indistinta di praticanti o potenziali tali e di elaborare, di conseguenza, strategie, programmi e azioni più mirati e più efficaci per i cittadini. Si tratta di uno strumento che potrà accompagnare nel loro lavoro quanti quotidianamente elaborano iniziative per promuovere la massima diffusione di stili di vita attivi ed erogano servizi in tal senso.

“Da queste indagini – ha sottolineato la Sottosegretaria allo sport - emerge il valore assoluto dello sport e dell’attività fisica come veicolo per le relazioni sociali, soprattutto tra i più giovani, e quale insostituibile alleato del benessere psicofisico, a tutte le età. Questi dati ci devono essere da stimolo e il Governo sta mettendo in campo una vera e propria “potenza di fuoco” in termini di iniziative, progetti, misure, interventi economici e soprattutto atti concreti”.