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Studi e dati dello Sport
Uno sguardo sulla salute 2025 - Indicatori OCSE 2025 (Focus sport)
Anno di pubblicazione:
2026Autore:
OCSETematiche:
Popolazione generale Salute e prevenzione Sistema sportivo Statistiche nazionali Impatto sociale Stili di vita
L’edizione 2025 di Health at a Glance conferma che la promozione dell’attività fisica è una delle leve più efficaci per ridurre il carico delle malattie croniche, migliorare gli esiti di salute e sostenere il benessere mentale.
Nel quadro OCSE, i comportamenti attivi rientrano tra i determinanti “non medici” della salute e interagiscono con indicatori chiave di esito, inclusi quelli sulla salute mentale e sui comportamenti a rischio. Il risultato è una visione coerente: sport e movimento non sono un “extra”, ma un pilastro delle strategie di prevenzione e delle politiche integrate territorio–scuola–lavoro–sanità.
1) STATO DELL’ATTIVITÀ FISICA: IL “TERMOMETRO” OCSE
Il rapporto fotografa i livelli di attività della popolazione adulta e giovanile nei Paesi OCSE, mettendo a confronto le quote di persone attive e insufficientemente attive e collegandole con altri indicatori di rischio (sovrappeso/obesità) e con la domanda di assistenza.
La lettura comparativa mostra che, dove la quota di cittadini fisicamente attivi è più alta, il peso della cronicità è relativamente più contenuto e gli indicatori di benessere seguono dinamiche favorevoli. Al contrario, inattività e sedentarietà risultano ancora diffuse in molti Paesi, con riflessi diretti sul diabete, patologie cardiovascolari e costi sanitari. In sintesi: più movimento significa meno malattie prevenibili e sistemi sanitari più sostenibili.
2) GIOVANI E SCUOLA: DOVE SI VINCE (O SI PERDE) LA PARTITA
La sezione dedicata ai giovani evidenzia la centralità dell’ambiente scolastico e comunitario nel plasmare abitudini attive. Dove esistono tempi nella scuola e spazi che facilitano il movimento quotidiano (curriculum, ricreazioni attive, impianti accessibili, mobilità pedonale/ciclabile), si osservano migliori esiti su benessere e stili di vita. Per i decisori, ciò si traduce in priorità concrete: integrare educazione motoria con continuità, rendere accessibili impianti e percorsi, e promuovere un’offerta sportiva inclusiva che coinvolga anche chi non pratica sport competitivo.
3) SPORT E SALUTE MENTALE: EVIDENZE E DIREZIONI DI MARCIA
Il capitolo sulla salute mentale sottolinea quanto il benessere psicologico sia sensibile ai determinanti sociali e agli stili di vita, tra cui il livello di attività fisica.
Il rapporto mostra un gradiente di benessere: chi convive con più condizioni croniche riporta punteggi di wellbeing più bassi, a sostegno di strategie che combinino presa in carico clinica e interventi sullo stile di vita, inclusa l’attività fisica adattata. Inoltre, gli indicatori su suicidi e autolesionismo restano spie critiche da monitorare con approcci genderresponsive: i tassi di suicidio sono mediamente più alti negli uomini, mentre le ospedalizzazioni per autolesionismo sono più frequenti nelle donne. In questo contesto, lo sport di comunità può giocare un ruolo di prevenzione psicosociale, rafforzando reti sociali, appartenenza e capacità di coping.
Sul piano dell’evidenza scientifica, analisi congiunte OMS–OCSE mostrano che aumentare i livelli di attività fisica ha effetti tangibili anche sul carico di depressione, mentre le sintesi più recenti della letteratura evidenziano benefici consistenti su depressione, ansia, stress, autostima e regolazione emotiva, con vantaggi spesso maggiori negli sport di squadra per la componente relazionale. Queste prove rafforzano la lettura policy del rapporto: la promozione dell’attività fisica è anche una politica di salute mentale.
4) DALLA PREVENZIONE ALLA PRESA IN CARICO: INTEGRAZIONE CON I SERVIZI
Nel capitolo su qualità e outcome dell’assistenza per i disturbi mentali, l’OCSE richiama l’esigenza di percorsi efficaci, accessibili e capaci di intercettare precocemente i bisogni. In tale cornice, lo sport non sostituisce le cure, ma può completarle: dalla prescrizione dell’esercizio in medicina generale ai programmi communitybased gestiti con associazioni sportive, scuole e terzo settore, fino al mantenimento (aderenza, relazioni, reinserimento). Gli esempi europei più recenti—anche attraverso progetti cofinanziati a livello UE—confermano che il nesso sport–benessere mentale può essere tradotto in modelli operativi scalabili.
5) COSA SIGNIFICA, IN PRATICA, PER L’ITALIA
a) Indicatori da monitorare – Percentuale di attivi / insufficientemente attivi (adulti e adolescenti), sedentarietà, BMI / obesità, punteggi di wellbeing e su rischi psicosociali. Questi valori funzionano sia come obiettivi che come criteri di valutazione delle politiche locali.
b) Scuola e università – Incrementare il tempo attivo settimanale, rigenerare spazi e impianti, favorire mobilità attiva casa–scuola e attività non competitive, con attenzione all’inclusione.
c) Medicina territoriale – Introdurre o consolidare la prescrizione di esercizio (anche adattato) nei percorsi per cronicità e fragilità mentale; integrare ASD / SSD e operatori sociosanitari in protocolli condivisi.
d) Approccio di genere – Usare i dati su suicidi e autolesionismo per disegnare interventi di prevenzione e programmi sportivi sensibili al genere, che valorizzino la dimensione sociale dello sport.
Il messaggio 2025 dell’OCSE è netto: attività fisica e sport sono strumenti ad alto rendimento per la salute pubblica. Agiscono su esiti fisici e mentali, favoriscono l’equità, alleggeriscono i sistemi sanitari e generano capitale sociale. Tradurre questa evidenza in politiche richiede integrazione: scuola e università per i giovani; medici di famiglia e servizi territoriali per la presa in carico; enti locali e terzo settore per creare ecosistemi di movimento. È qui che la strategia italiana può compiere un salto di qualità, agganciando lo sport a obiettivi misurabili di salute e benessere lungo tutto l’arco della vita.
