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Primo piano

Baseball e Softball

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Il rientro di Baseball e Softball ai Giochi di Tokyo 2020, dopo la “pausa” delle edizioni 2012 e 2016, dà indubbiamente nuova energia a tutto il movimento mondiale dei diamanti: nuove risorse per tutte le Federazioni Nazionali, nuove opportunità di visibilità e di attrazione nei confronti dei potenziali praticanti, e, su tutto, nuovi obiettivi a milioni di atleti in tutto il pianeta. La Federazione Italiana Baseball Softball ha ovviamente collocato al primo posto dei propri traguardi per il quadriennio la qualificazione delle Squadre Nazionali di entrambe le discipline per le Olimpiadi 2020, da conquistare attraverso i tornei di qualificazione riservati alle migliori formazioni di Europa e Africa, partendo da una tradizione continentale molto importante, che nasce esattamente 70 anni or sono.

I “numeri” che raccontano la FIBS oggi parlano di 22.000 tesserati, di cui circa il 25% di genere femminile e il 38% under 14. A questi va aggiunta un’attività amatoriale che vale circa il 20% e l’attività paralimpica del baseball per ciechi. Uno degli obiettivi di base, come per tutte le altre Federazioni Sportive Nazionali, è l’incremento della pratica sportiva e il conseguente aumento dei tesserati, a cominciare dalle nuove leve.

softballDal punto di vista sportivo, la Nazionale Italiana di Baseball ha vinto 10 volte il titolo europeo ed è attualmente medaglia d’argento. Ha come migliori piazzamenti a livello mondiale il 4° posto conquistato nel 1988 in Italia nella Coppa del Mondo IBAF, la medaglia di bronzo nella Coppa Intercontinentale del 2010 e partecipa, dalla prima edizione del 2006, al Mondiale professionistico World Baseball Classic, nel quale ha già ottenuto nella scorsa edizione del 2017, la qualificazione per l’edizione 2021. Al Classic il miglior piazzamento è l’ottavo posto del 2013. Ha partecipato a 5 edizioni dei Giochi Olimpici, conquistando il 6° posto nel 1996 e nel 2000 e occupa attualmente il 15° posto nel ranking mondiale su 132 Federazioni di Baseball affiliate.

La Nazionale Italiana di Softball si è laureata campione d’Europa 11 volte , di cui 8 consecutive fra il 1991 e il 2007. Iniziato un nuovo ciclo con un progetto di valorizzazione del vivaio italiano, si è aggiudicata l’argento nel 2011 e nel 2013, riconquistando nel 2015 il gradino più alto del podio. Nel 2017, nell’Europeo organizzato a Bollate, ha conquistato la medaglia d’argento. Ad oggi ha partecipato 9 volte al Campionato del Mondo (la decima sarà a luglio 2018 prossimo) nel quale vanta quale miglior piazzamento il 6° posto conquistato in Giappone nel 1998 e in Cina nel 2006. Ha partecipato alle Olimpiadi del 2000 (6° posto) e del 2004 (8° posto). Attualmente occupa il 9° posto su 117 Federazioni di Softball affiliate alla WBSC e si è qualificata alle prossime Olimpiadi di Tokyo 2020.

La FIBS partecipa alle manifestazioni internazionali, continentali e mondiali, nelle categorie giovanili U18, U15 e U12 per il baseball, U22, U19, U16 e U13 per il softball. Lo sviluppo interno non può, ovviamente prescindere da una grande attenzione alla promozione giovanile e alla scuola, ma un passo fondamentale per l’incremento della quantità e della qualità degli atleti passa dalla possibilità di praticare le discipline in una ‘casa’ adeguata. La FIBS cura il delicato aspetto dell’implementazione delle strutture attraverso un’apposita Commissione Impianti (CIBS) che ha il compito di supportare le Società e le Amministrazioni che intraprendono la strada della realizzazione di un impianto di baseball o di softball, oppure di intervenire su una struttura preesistente.

LE CASE DEL BASEBALL E DEL SOFTBALL

La situazione dell’impiantistica relativa, sia al Baseball, sia al Softball, in tutte le diverse categorie, è costantemente in evoluzione e un punto certamente sensibile per lo sviluppo dei due sport, che necessitano di campi di gioco dedicati ed esclusivi, difficilmente condivisibili con altre attività sportive. Un altro ostacolo è costituito anche dalla situazione contingente a livello economico che ha attraversato, e ancora, anche se in maniera minore, sta attraversando la vita della nostra penisola in tutti i suoi aspetti, su tutti, il bilancio degli enti locali, storicamente proprietari delle strutture sportive del paese. Il parco impianti per le “discipline del diamante”, fra l’altro, che ha subito una notevole accelerata in fatto di nuove realizzazioni negli anni ‘70-‘80, si trova in buona parte oggi in una fase di necessaria manutenzione straordinaria, se non addirittura di rifacimento, soprattutto in termini di sicurezza, intesa a 360° (pubblico, addetti, atleti ed ufficiali di gara); anche il manto di gioco, compresa l’illuminazione per le gare in notturna, elemento indispensabile per l’omologazione internazionale presentano spesso necessità di intervento di manutenzione e rifacimento.

graficoregioniAttualmente ci troviamo ad avere, seppur distribuiti non uniformemente sul territorio nazionale, circa 400 impianti (vedi tabella a lato) tra i quali quelli a norma per gare di categoria superiore ed internazionali sono 16 per il baseball e 25 i polivalenti e i cosiddetti ‘rettangolari’, derivanti cioè da adattamenti a campi di calcio o rugby, con relativi problemi in fatto di convivenza tra sport diversi. Una buona parte dei campi a norma, come detto, sono caratterizzati dalla possibilità di poter accogliere gare o tornei internazionali, che come noto danno una spinta non indifferente in termini di pubblico e indotto, in termini di misure consigliate dalla Federazione Internazionale WBSC, illuminazione, tribune e servizi annessi (parcheggi, zone ristoro, ecc.). Altri tra mille difficoltà, impegni e a volte insufficiente interesse dell’amministrazione pubblica proprietaria, non si riesce a portarli a un livello tale da poterli considerare omologabili per gare internazionali e in questo senso, dunque, riteniamo debbano essere indirizzati in buona misura gli sforzi di tutti.

Gli impianti di alto livello a norma internazionale sono soprattutto localizzati tra il centro e il nord della penisola, tranne per l’unico caso, al momento, del diamante di Messina, sede dell’ultimo spring training delle Nazionali U18 e Seniores e lo stadio del softball di Caserta. Ovviamente il discorso vale, sia per il baseball, sia per il softball.

In occasione del Mondiale di baseball 2009, l’ultimo dei grandi eventi iridati ospitati in Italia, ben 16 stadi sono stati, nell’arco dei due anni precedenti e con importanti investimenti, portati ai massimi livelli degli standard internazionali: Torino, Novara, Verona, Vicenza, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Bologna, Godo, Macerata, Firenze, Grosseto, Nettuno, Chieti, Messina e il ‘Serravalle’ della Repubblica di San Marino. Proprio questi stadi costituiscono ancora oggi una delle eredità più importanti e preziose che la manifestazione ha lasciato nel nostro Paese; molti di essi sono la casa di alcune delle formazioni più blasonate e vincenti delle ultime stagioni.

Si evidenzia negli ultimi anni, inoltre, nel caso degli impianti di baseball (che in ordine a superficie ed annessi sono indubbiamente quelli più impegnativi) una sensibile propensione alla realizzazione ex novo di impianti ‘polivalenti’, caratterizzati cioè dalla presenza, nella zona di foul a destra o a sinistra, ma con la parte in erba in comune col campo principale, di annesso impianto di softball o per squadre giovanili. Questa forse in termini di risparmio economico e di territorio, in talune realtà potrebbe essere una soluzione positiva. Altro discorso, invece, andrebbe fatto in termini di rinnovamento  dell’idea di impianto di gioco.

Come ci insegnano i nostri colleghi statunitensi, le ore dedicate al baseball diventano anche ore dedicate al divertimento in genere. Il pubblico si trova a guardare le partite a ridosso della recinzione del campo, a livello del terreno di gioco, immerso e quasi protagonista della gara stessa. Questa soluzione, che ha anche il pregio di fornire un contesto telegenico per le riprese video, manca in gran parte degli impianti italiani, dove, maggiormente, è presente a livello del terreno e immediatamente al di fuori del campo di gioco, un sottotribuna adibito a servizi, depositi, uffici e, nella migliore delle ipotesi, zona per i media. Va pensato inoltre, per il futuro, un diverso approccio alle aree di ristorazione, che spesso (se non sempre) si trovano in zone completamente fuori dall’impianto, togliendo di fatto al pubblico tempo prezioso alla visione della partita. Il modello "americano", ma adottato anche, in proporzione, in diverse situazioni in Europa, vede l’area ristoro collocata in alto, all’ultimo piano delle tribune, in modo che gli appassionati possano seguire l’incontro (non va dimenticato che si tratta di discipline estive), consumando al bar o addirittura seduti ai tavoli di veri e propri ristoranti con vista sulla partita. L’accoglienza e l’esperienza positiva dei servizi nell’impianto sono aspetti chiave per il successo delle discipline, che in molti casi ‘costringono’ a lunghe permanenze all’interno degli stadi i quali, d’altro canto, in molti casi, offrono ampi spazi verdi, più che adeguati per allestimenti di ottimo livello. In questo, ovviamente, la CIBS (Commissione Impianti Baseball e Softball), è sempre disponibile in fatto di supporto tecnico a eventuali soggetti che fossero interessati.

LE CASE CHE VERRANNO

Negli ultimi mesi sono stati trasmessi alle amministrazioni competenti alcuni progetti di realizzazione di impianti nuovi, con l’apporto della valutazione preventiva della CIBS, al fine di rispettare tutte le norme e le caratteristiche richieste dalla disciplina, che a breve dovrebbero essere oggetto di gara o di inizio dei lavori, come ad esempio il nuovo campo di softball a Cagliari o il polivalente di Trento. L’approccio con le nuove progettazioni deve essere rigoroso nei confronti delle nuove norme sulla costruzione dei campi e la Commissione Impianti della FIBS mette costantemente in atto un’opera di sensibilizzazione delle amministrazioni volenterose di approvare nuovi impianti, come già fatto recentemente con i pareri preventivi dei campi di cui sopra, al fine di evitare inutili errori di progettazione o, peggio, di realizzazione, che sminuirebbero la funzione stessa dell’impianto, ovvero di giocare in sicurezza, in campi regolamentari, attrezzati e dotati di ogni confort per pubblico, atleti ed ufficiali di gara, in un ambiente sicuro, igienicamente perfetto e, perché no, bello.

 

 

Tratto da: Spazio Sport